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Coco Rido per non piangere!

Lettura da 10 minuti

Per una volta che potevo essere violentata mi capita uno che non riesce a togliersi i pantaloni”. Avevo circa vent’anni quando ho visto per la prima volta A touch of class, un film del 1973, dove una sardonica Glenda Jackson dice questa battuta a un incredulo George Segal, dopo che si sono strappati i vestiti di dosso in preda alla passione e nel momento clou, a lui si inceppa la zip. Ricordo che mi aveva fatto molto ridere. 

Mi chiedo, oggi, 2023, una battuta come quella, verrebbe inserita senza suscitare qualche critica in una sceneggiatura? Partiamo dal presupposto che ci sono cose di cui si può ridere senza problemi e altre invece che qualche problema lo creano, magari non a tutti, ma alle categorie più sensibili sì e, si sa, quando si parla di sensibilità, le donne entrano subito in gioco, che in questo caso è quello di carte per adulti “Coco Rido” di cui non si fa che discutere in questi giorni sui social (quando non si scrive beneficenza con la “i” per indignarsi di quel Paese dei balocchi che abitiamo). La pagina Instagram di Aestetica Sovietica ha chiesto il ritiro dal commercio immediato del mazzo della discordia per via di alcune battute sessiste e, aggiungo io, decisamente poco divertenti. “I “rape jokes” sono alla base della piramide della cultura dello stupro, quella che porta alla naturalizzazione dell’escalation della violenza di genere. E mai come in questo momento urge sfasciare quella base” così scrivono nel loro post di denuncia. Tutto giustissimo. Tutto condivisibile. E quel “mai come in questo momento” ci accende qualche lampadina.

Andiamo per ordine. Questo gioco da tavolo, che con l’arrivo del Natale può essere una bella alternativa alle discussioni sull’eredità di zio o sulla sciatica di nonna, si basa sul black humor. Non viene risparmiato nessuno, del resto è la versione italiana di Cards Against Humanity e il grande insieme della Humanity comprende i sottoinsiemi di ebrei, di neri, di asiatici, di disabili, di omosessuali, di donne e di tutto ciò che è diverso dall’immarcescibile e intoccabile MBEB (Maschio Bianco Etero Basic) che una volta era il WASP (White Anglo-Saxon Protestant). Diamo per scontato che a tutti piaccia ridere e che ridere, anche di cose serie e tristi, aiuti a esorcizzare, a liberarsi e che sia in qualche modo persino terapeutico. Questo non ci legittima, però, ad abusare dello scherzo per dire qualsiasi cosa.

Bene. Fatta questa premessa andiamo più nello specifico.

L’obiettivo di “Coco Rido” è creare frasi piene di doppi sensi dove regna incontrastato, almeno fino ad ora, il politically incorrect. Un giocatore pesca una carta che riporta una sorta di incipit, la legge agli altri che devono cercare fra le proprie carte come chiudere in maniera inaspettata e divertente quell’abbozzo di frase. Fin qui, niente di che. La cosa si complica quando fra i suggerimenti per creare la battuta del secolo leggiamo cose tipo “stupro di gruppo”. La domanda però è sempre la stessa. Si può scherzare nell’area semantica dello stupro? La risposta è senz’altro sì, sapendo di muoversi su una linea molto sottile. Quello che non si può fare è scherzare su un tema doloroso non facendo nemmeno ridere peraltro, ma anzi, offendendo e contribuendo a normalizzare il fenomeno della violenza sulle donne che tutti condanniamo, almeno a parole (o forse nemmeno più a quelle).

“Coco Rido” è in commercio dal 2017 e allora perché ci si indigna solo ora? Torniamo a quel: “mai come in questo momento” di Aestetica Sovietica. L’umorismo sappiamo si evolve, si adatta ai contesti sociali, cose che un tempo erano accettabili ora non lo sono più o viceversa, per fortuna. Ma mi sento di dire che non è solo per questo, ahinoi! “Mai come in questo momento” è anche perché di femminicidio si parla quando la notizia dell’ennesima donna uccisa è ancora calda (una ogni 70 ore nel nostro Paese). Perché era solo il 1996 quando, in Italia, lo stupro da delitto contro la moralità pubblica e il buon costume veniva riconosciuto come delitto contro la persona.  Perché abbiamo cantato tutte fino a ieri a squarciagola “quello che le donne non dicono” come un manifesto, felici di dire “ancora un altro sì” (del resto l’ha scritta un uomo), senza farci troppe domande sul significato di consenso. Perché i bias sono così radicati e nascosti nella nostra testa che nelle chiacchiere da benaltristi che prima o poi toccano a tutti ci sembra sempre un’esagerazione e che, dai, su, dipende da chi dice certe cose e da come le dice.

Vero. Pochi però a chiedersi il perché si dicano. Ed è in quella motivazione che sta tutta la verità, nient’altro che la verità, quella che si giura nei tribunali americani con la mano sulla Bibbia (dove è comunque sempre colpa di una donna, che sia per via di una minigonna o di una mela). Perché non fanno che ricordarci che le donne sono solo un fodero, questo il significato di vagina in latino, per la spada degli uomini. E viste le frasi di cui sopra verrebbe da dire anche per la loro penna, che poi si dice ferisca più della suddetta spada. Ma è tutto da verificare. 

Che dire, da “Coco Rido” arriva la notizia che le carte che non rispecchiano i valori di rispetto e inclusione, saranno sostituite a partire da gennaio 2024, con buona pace del Balck Humor. Ce lo faremo bastare!

E se è vero che l’umorismo è soggettivo e dice molto di noi quello che ci fa ridere o meno, chiuderei il pippone sui “rape jokes” con una vecchia barzelletta che trovo molto divertente e che considero un esercizio ben riuscito di comicità nel far capire, scherzandoci sopra, quale sia la differenza fra consenso e stupro: lui e lei, esausti, dopo il sesso. Lui “ma se avessi saputo che eri vergine ti avrei dedicato più tempo!”. Lei “ma se avessi saputo che c’era più tempo mi sarei tolta i collant”.

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