La “Asteroid city” di Wes Anderson prende vita alla Fondazione Prada

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Il nuovo film del regista di “Gran Budapest Hotel”, o meglio, la sua scenografia, approda alla Fondazione Prada, in una mostra che, un po’ come il regista, o si ama o si odia.

All’osservatore occasionale, Wes Anderson potrebbe apparire solo come un regista a cui si associano colori pastello, inquadrature estremamente simmetriche e personaggi eccentrici immersi in contesti che sfiorano il realismo. Il regista a cui si ispirarono tanti video sui social con il fenomeno “Accidentally Wes Anderson”, nato da un account Instagram omonimo – una comunità online dedicata a condividere foto di luoghi reali che sembrano usciti dalle pellicole di Wes Anderson, seguendone l’estetica. 

E sicuramente Wes Anderson è – anche -tutto questo. 

Il mondo gradevolmente simmetrico di Wes Anderson – The Grand Budapest Hotel

Ma è anche un regista che o si ama, o si odia. Chi lo ama, ne ama la forza plastica, la grande ricercatezza compositiva , i colori, – ma la ragione più grande è forse quella di cui siamo meno consapevoli. Lo stile distinto di Anderson è fortemente basato su un’unica estetica che gli esseri umani desiderano: la simmetria. Chi lo odia, al contrario muove diverse critiche: principalmente la percezione di una “prevalenza dello stile sulla sostanza” e la mancanza di profondità emotiva, l’evocazione di stereotipi razziali e la schiacciante bianchezza della sua filmografia.

Il tipo di reazione che Anderson genera è senza dubbio affascinante e impressionante; pochi altri registi sono in grado di dividere gli amanti del cinema quanto il meticoloso maestro del capriccio.

Dal punto di vista accademico, Anderson è considerato una figura centrale nella crescente ricerca sul cinema indipendente americano contemporaneo, e questo profilo “indie” è essenziale per la sua immagine di regista. Anderson rifiuta le tecniche classiche di narrazione (invisibile) e adotta invece un tipo di cinema riflessivo in cui l’atto di vedere del pubblico si limita a una forma di osservazione distanziata e clinica di personaggi stravaganti che abitano mondi narrativi bizzarri. 

Asteroid City è forse l’espressione più pura di questa dinamica. Un’ambiziosa e stratificata esplorazione della vita americana avvolta in una commedia-dramma fantascientifica retrò. Un film che parla dell’ignoto in tutte le sue forme. La morte, la ricerca di Dio, la creazione dell’arte, l’esuberanza dell’amore, i misteri del cosmo: nel racconto di Anderson, sono tutte sfaccettature della stessa cosa. 

Ambientato in una versione retrofuturistica del 1955, Asteroid City ci trasporta in una città desertica che è in parte osservatorio celeste e in parte centro congressi. Qui si riuniscono ogni anno i Junior Stargazers e gli Space Cadets per celebrare l’ingegno dei giovani inventori. Le facciate color pastello della città fanno da sfondo a un cast corale che comprende sia gli habitué di Anderson che i nuovi arrivati, tra cui Scarlett Johansson, Tilda Swinton, Jeff Goldblum e Tom Hanks.

Wes Anderson presso la Fondazione Prada per il lancio della mostra “Asteroid City”

Non tutti sanno che il regista è legato in maniera particolare a Milano, e soprattutto alla Fondazione Prada, dove dal 23 settembre 2023 al 7 gennaio 2024  è presente la mostra “Wes Anderson – Asteroid City: Exhibition, realizzata in collaborazione con Universal Pictures International Italy.  Anderson ha infatti progettato nel 2015 il “Bar Luce”, all’interno della Fondazione: un bar che ricrea le atmosfere di un tipico caffè della vecchia Milano. Il caffè è ospitato all’interno del primo edificio che i visitatori incontrano entrando alla Fondazione Prada. La gamma cromatica, gli arredi di formica, le sedute, il pavimento e i pannelli di legno che rivestono le pareti ricordano la cultura popolare e l’estetica dell’Italia degli anni Cinquanta e Sessanta, a cui Anderson si era già ispirato per il cortometraggio Castello Cavalcanti (2013). 

E quindi non sorprende la scelta di vedere le scenografie di Asteroid City qui esposte. Come afferma Wes Anderson: “Il mio personale desiderio sarebbe quello di trasferire tutte le scenografie e i costumi che abbiamo realizzato per ogni mio film negli spazi di Fondazione Prada per un tempo indefinito, per sempre (se riescono a trovarci un po’ di spazio!). Rem Koolhaas ha progettato uno dei miei cinema preferiti al mondo, la sala che si trova proprio al centro della Fondazione”.

Asteroid City è stato girato in Spagna, nella periferia di Chinchón, un piccolo centro nella Comunità di Madrid. Le scenografie sono state progettate da Adam Stockhausen, un collaboratore di lunga data di Anderson e vincitore di un Oscar per The Grand Budapest Hotel (2014).  Nella mostra sono esposti costumi e oggetti di scena provenienti dal set ambientato nel 1955: i visitatori possono quindi immergersi nello stile estetico e iconografico inconfondibile del regista, per un’esperienza a 360 gradi nel suo universo creativo.

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