PCorrector, l’IA-censore che dice cosa si può dire

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PCorrector è l’IA che permette di comunicare senza fare danni. Quali sono le potenzialità dell’intelligenza artificiale politicamente corretta?

PCorrector è uno strumento lanciato recentemente dal saggista Raffaele Alberto Ventura. Si tratta di un’intelligenza artificiale che permette di valutare il rischio comunicativo di un testo. 

Non è la prima volta che Ventura esplora il complesso tema del politically correct, con diverse pubblicazioni alle spalle che esplorano il tema in termini comunicativi, politici e sociali e un nuovo libro in uscita, che ambisce a essere una guida sul tema. PCorrector si presenta come uno strumento dal grosso potenziale, soprattutto nel campo della comunicazione digitale, in cui un occhio attento in più prima di premere il tasto ‘pubblica’ non guasta di certo.

PCorrector, ovviamente, è uno strumento che fa della provocatorietà piuttosto che della vera utilità pratica il suo punto di forza.  Le analisi testuali generate dall’IA si servono principalmente del concetto della relatività: potenzialmente, qualsiasi affermazione può rivelarsi polarizzante – anche se questo non lo sappiamo certo solo da quando esiste PCorrector.  Dopo aver fornito un input testuale di qualsiasi genere, la risposta comprenderà, nella maggior parte dei casi, le seguenti osservazioni: innanzitutto, un commento sulla natura dell’argomento, sia che si tratti di discriminazione, aborto, religione, o argomenti più “neutri”, come negli esempi che seguono.   

Dopo aver valutato se la natura dell’affermazione sia problematica o meno, si passa nel territorio della sensibilità collettiva riguardo l’argomento. Dopodiché, entra in gioco la relatività: è impossibile, come lo stesso PCorrector riconosce, trovare un argomento sul quale si è assolutamente d’accordo. L’IA fornisce, quindi, la propria opinione sull’impatto che il testo potrebbe avere sulla reputazione dell’autore o dell’autrice: in fin dei conti, per molti il politically correct è un’arma di attacco, più che di difesa. 

L’aspetto che si rivela più utile a coloro che utilizzano PCorrector è la presenza di un modo per riformulare il testo nella forma meno problematica possibile. In sostanza, il consiglio che questa IA offre generalmente come feedback è: evita di parlare per assoluti, sottolinea sempre che si tratta di una tua opinione personale, anche nel caso in cui l’argomento sia particolarmente delicato.

Come affermato dallo stesso Ventura su Wired un po’ di tempo fa, la condizione storica del politicamente corretto e della cancel culture è determinata anche, e non solo, da un cambiamento radicale della sfera comunicativa come conseguenza di una mutazione tecnologica: ogni cosa che diciamo, scriviamo e condividiamo è manipolabile e di pubblico accesso. In fin dei conti, non sembra che PCorrector – che d’altronde deriva da un’API di ChatGPT, e ne rispecchia dunque tutti i limiti – ambisca a rendere il linguaggio più inclusivo o meno offensivo nei confronti di tutti, quanto a far emergere gli ossimori e i cortocircuiti che spesso la political correctness implica. Perché in fondo ciò che importa, sempre, è la reputazione di chi parla: e se non è giusto affidarla ad una IA, avere uno strumento che aiuti a problematicizzare le nostre opinioni può essere un punto di partenza, prima di divulgarle nella pubblica agorà. 

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